Mi eclisso

Mi eclisso.

Nel mondo che conosco c’è una voragine così profonda da non vederne la fine.

Fa male.

Quel buco sordo che non emette suoni, vive di un oscurità che ho già vissuto.

Mi eclisso.

Apro la porticina del mio Tardis, entro dentro. Quì pulsa e vive il mio spirito, che vibra di energia.

La mia energia, la mia essenza. Vado al centro del Tardis e mi sdraio per terra.

Alzo gli occhi in alto.

Avete presente una tela bianca? Bene.

Sto iniziando a dipingere la tela con colori ed emozioni espressione della mia essenza.

E siccome voglio buttare fuori tutto, ecco che, sopra la mia testa si manifestano tutte quelle tossine negative a cui ho permesso di infettarmi.

Sto male. Ma è normale, sto rilasciando quasi vomitando il male che ho dentro.

Tremo, gli occhi sono dilatati, è giusto che sia così, il mio corpo si sta rigenerando.

Stop!

La pulizia è terminata e sopra la mia testa la tela bianca è la rappresentazione di tutto quello che ora NON mi appartiene più!

Ringrazio questa purificazione e vado oltre, prendo la tela, ne faccio una palla rotonda e la lancio via lontano da me.

Respiro.

Una nuova tela bianca è apparsa sopra la mia testa, ora posso disegnare in totale libertà, posso imprimere sulla tela bianca il MIO mondo.

Pace. Silenzio. Armonia.

Mi eclisso.

Vivo di me.

Quì.

Ora.

O Matita o Penna

Ci sono voluti 23 minuti e 48 secondi per sedare la furiosa lite scoppiata qualche ora fa, che ha visto come protagonisti Matita e Penna.

Matita e Penna avevano entrambi puntato un’affascinante e candido Foglio Bianco. (Che è giusto dirlo, se ne stava beatamente disteso sul tavolino a prendere una boccata d’aria fresca).

Ahimè la colpa dell’accaduto è anche mia, infatti sono stato io ad appoggiare sul tavolino Matita e Penna, poi, complice una telefonata, mi sono allontanato per qualche secondo, a quel punto è successo l’irreparabile. Matita e Penna hanno cominciato a darsele di brutto, mentre il Foglio Bianco se ne stava lì a gustare la contesa, senza fare nulla!

Quando ho realizzato quello che stava succedendo era troppo tardi, la lite era già arrivata al punto di non ritorno. C’era solo una cosa che dovevo fare, mi sono fiondato con un balzo felino sul tavolino e dopo aver allontanato con un gesto perentorio e deciso il Foglio Bianco l’ho piegato e messo in tasca. Poi mi sono focalizzato su Matita e Penna che erano in una trance agonistica da paura!!

E così ho impiegato 23 minuti e 48 secondi per placare gli animi e mettere in riga le due battagliere signore, alla fine sono stato costretto a chiuderle in due cassetti ben distanti uno dall’altro e sigillare il tutto con un potente silicone.

Matita e Penna hanno continuato ad agitarsi per un po’ nei loro rispettivi cassetti, ma poi esauste si sono arrese.

Ora le due sono in punizione fino a data da destinarsi ed è giusto così!

Per quanto riguarda il Foglio Bianco ho deciso di nasconderlo in un posto che conosco solo io.

Insomma in questa occasione tutto è finito bene, o quasi.

Ma d’ora in avanti dovrò fare molta attenzione a non ripetere lo stesso errore!

O Matita o Penna, questo onde evitare lo scoppio di una guerra nel salotto di casa mia.

Abitat naturale

È durato poco, il tempo necessario al gufo di percepire il pericolo e volare in direzione di lidi più consoni alla sua anima.

Ma tu invece sei rimasto lì, fermo sul divano con lo smartphone tra le mani, pronto a pontificare a destra e a manca su un qualcosa che non conosci, di cui non hai la benché minima conoscenza. Ma che importa questo è il tuo momento, allora giù di frasi fatte, agita il dito virtuale in direzione dei soliti noti. Colpevolizza tutto quello che la tua mente limitata ti indica. Poi una volta terminato il lavoro tira un gran bel sospiro di sollievo. Dai che anche oggi sei stato perfetto, dai che anche in questa occasione hai dimostrato il tuo valore.

Adesso ti puoi rilassare, puoi dedicare tutte le energie al tuo sport preferito, ma poi scopri che oggi la tua squadra del cuore non gioca! È tutto, o quasi, fermo per quel virus di cui si parla tanto alla TV, è nell’aria, si è infilato subdolamente nei pensieri della gente. È un sussurro che incute timore. Dicono che sarebbe meglio non uscire di casa, ma a te non importa, non avevi intenzione di farlo.

E allora che fare? All’improvviso un idea bislacca bussa alla fragile porta della tua mente. Ti dice che la cosa migliore da fare, per non annoiarti, è di unirti agli altri e di fare sentire la tua voce disgustata. Presto non perdere tempo, Facebook ti aspetta devi solo cliccare sullo spazio che dice “A cosa stai pensando?”.

Vai mio prode guerriero da tastiera! Sei tutti noi! E quando hai finito, mi raccomando, tira lo sciacquone e assicurati che sia tutto scivolato via…

Nel frattempo, in un luogo magico circondato da maestose montagne e una coltre di neve che rende il panorama qualcosa di unico, il gufo ha trovato il posto ideale dove mettere su casa. Ora il gufo è al sicuro perché si trova nel suo abitat naturale, dove la sua anima vibra all’unisono con la natura che lo circonda.

revival

Che cosa è un revival?

La Treccani dice Questo a tal proposito.

Per quello che riguarda il mio spazio-blog/Che gestisco io me, il suddetto revival altro non è che una rivisitazione di alcuni vecchi articoli che, avevo pubblicato sul vecchio blog, in una forma e una scrittura più in in linea con la filosofia de “Il Salice che sorride al Cipresso piangente”.

Per fare ciò ho chiesto aiuto a mio zio, mastro Efesto. Sarà sua premura raddrizzare, levigare e scolpire nell’etere i “vecchi post”.

Cosi che possano risplendere di una luce nuova e sgargiante, con una nuova fiammante rivisitazione.

Quindi, quando vedrete la scritta revival nel titolo dell’articolo sappiate che si tratta di qualcosa del passato, con un pizzico di futuro dentro catapultato nel presente del qui e ora.

Nella foto potere ammirare l’eleganza e la risolutezza di mio zio, mastro Efesto, mentre si accinge a dare nuova linfa alle mie strampalate storie.

A presto amici miei, rimanere sintonizzati qui sul blog, ne leggerete delle belle!!

Senza punteggiatura un post da togliere il fiato

Giorno per giorno aggiorno il mio mondo fatto di gesti semplici e naturali che certificano in maniera totale e assoluta il mio vivere sconclusionato e apparentemente senza una logica derivata da anni e anni di studi approfonditi ma non così accurati da essere considerati indispensabili per il mio quotidiano andirivieni della solita immancabile routine che mi tiene impegnato su più fronti ben diversificati e stratificati da mattina a sera in modo che il mio spirito rimanga sempre concentrato sul focus e che non si perda lungo il tragitto che inizia con il suono della sveglia e prosegue con una sana colazione che sia in grado di tenermi bello vispo fino al pranzo di mezzodì quando il mio corpo ha la possibilità di rilassarsi ma senza mai perdere di vista l’obiettivo primario che è quello di arrivare sano e salvo a sera concedendo a me stesso un break pomeridiano che sazia a dovere il mio pancino così da poter arrivare all’ora di cena in una tranquillità emotiva tale da permettermi di digerire il pasto serale ma soprattutto la cacofonica e petulante giornata che ho vissuto e giungere infine al momento del riposo con il mio spirito pronto ad affrontare la notte con la mente e il cuore leggeri per fare sì che durante il sonno e il sogno io possa spaziare in lungo e in largo tra stelle e pianeti in cerca di nuove ed incredibili esperienze extrasensoriali da poter immagazzinare nel mio database personale situato in un luogo inaccessibile tanto che a volte io stesso dimentico la sua ubicazione ma per fortuna porto sempre con me la mia bussola interiore che mi guida a destinazione e così al mio risveglio posso dire senza nessun timore di aver vissuto e di non aver trattenuto nessuna emozione e che anche in questa occasione ho potuto aggiornare cortesemente il continuum susseguirsi del mio spirito inquieto.

Assenza&Essenza

Assenza di te, quella fragranza fatta del nulla più assoluto.

Il tuo lato del letto è vuoto, te ne sei andata, ma quando è successo? Non ti ho sentito, sicuramente è colpa mia, sai stanotte ero su Andromeda a combattere dei mostri a cinque teste, sedici gambe e che al posto delle mani avevano delle sciabole, ma tranquilla eh, alla fine con l’aiuto di Capitan Harlock, li abbiamo fatti fuori.

Dunque, dove eravamo rimasti? Ah sì, ora ricordo… Essenza, la tua che se ne è andata via, insieme a te, lasciando solo la scia del tuo odore… Non mi hai mandato nemmeno una faccina con gli occhi a cuore su Telegram, questo si che è un colpo basso mia cara.

Ancora assonnato mi rigiro nel letto, nessuna voglia di alzarmi, guardo la mia sveglia di Doctor Who, sono le 7.22… È presto, troppo presto anche per rimanere da solo nel letto, che fare?… Ci vorrebbe un maggiordomo, tipo il mio amato Lurch che mi porta un buon caffè nero fumante, insieme alla sua straripante simpatia, ma niente, di Lurch neanche l’ombra.

Allora rimango qui nel letto, mi giro dalla parte vuota, quella che di solito è occupata da te, in compagnia della tua Assenza e di quello che rimane della tua Essenza.

E fisso il vuoto cosmico, così vuoto che vedo passare il tempo e lo spazio davanti ai miei occhi ancora semichiusi.

Poi all’improvviso sento tirare lo sciacquone del bagno, mi giro in direzione della porta e ti vedo apparire, ancora provata dalla riunione di gabinetto.

Tu che mi guardi con gli occhi ancora assonnati, con tutti i capelli stropicciato… Infine con uno scatto felino (dovuto al freddo del mattino) ti fiondi nel letto e vieni ad abbracciarmi… Ma allora non te ne eri andata amore mio, eri solo di là in bagno.

Ah che bello! Mi ero spaventato assai, poi mi ricordo che oggi sei di libero al lavoro… Allora avvicino il mio viso al tuo, apro la bocca per baciarti, ma tu indietreggi schifata, poi con fare perentorio e minacciosio mi dici:

“Ehi senti un po’ amore mio, se mi vuoi baciare vai a lavarti i denti, arriva un odore da lì, che te lo raccomando… Fila!”

Ed io di corsa vado in bagno, mi lavo i denti e mi fiondo di nuovo nel letto con te. E un turbine di amore e passione ci travolge e coinvolge in un flusso di pura energia e vibrazione sessuale.

E pensare che mi ero svegliato con il cuore in subbuglio, pensando che te ne eri andata senza salutare. Invece tutto si è sistemato, ora è tornato il sereno. Ora la vita ha di nuovo un senso.

La pigrizia

Buongiorno a tutti voi. Il mio nome è: Saimon… Saimon Tont! (Era da tempo che volevo scriverlo!)

Come il peggiore degli scrittori segreti mi aggiro tra i meandri del web, cercando in tutti i modi possibili di non svelare la mia vera natura di:

“Pigrone di livello galattico, poco avvezzo alla correzione istantanea degli articoli che scrivo, che vengono poi pubblicati pieni di errori”

Ebbene sì, sono un pigrone, è la mia natura. Anzi vi dirò di più (E guardate che per un pigro è tanta roba eh).

Sono nato di lunedì, dalla mie parti si dice che i nati in quel giorno lì, sono pigri di nascita, per il semplice fatto che è preceduto dalla domenica, giorno in cui ci si riposa e dove l’ozio è il padrone assoluto.

Quindi anche quando scrivo un articolo, metto in moto la mia pigrizia e la lascio libera di scorazzare sulla tastiera del mio tablet. Sono sempre grandi soddisfazioni!

Ora spiego veloce veloce, che c’ho il Club del libro con il mio amico Ubaldo Sbuffoni che mi aspetta, cosa succede quando la mia mente incontra sulla sua strada la pigrizia.

– In pratica butto giù tutto quello che mi passa per la testa così come è, senza mettere nessun tipo di punteggiatura! O magari ripetendo la stessa frase due volte! O peggio ancora, quando decido di mia spontanea iniziativa di sfidare le leggi universali dei congiuntivi, così mi invento verbi e altre amenità simili, che non dovrebbero neanche vedere la luce del sole!

Una volta terminato, sotto l’effetto di una pressante pigrizia, pubblico l’articolo. E come minimo lo rileggo e lo correggo almeno 4/5 volte.

A volte, invece, ho la fortuna di avere al mio fianco il mio correttore automatico di fiducia, mia moglie, che dopo aver perso circa 20 anni della sua preziosa vita, mi sistema l’articolo. Va detto che mia moglie ha una vita sua, un lavoro che spesso le impedisce di aiutarmi e di farmi fare figure di merda. Ma ho compreso che questo è il giusto prezzo da pagare!

In conclusione, credo che questo mio aspetto di pigro impertinente sia un problema, oppure no. Io opto per la seconda che ho detto, anche perché alla fine sono uno che va fino in fondo e ne esco sempre vincitore.

A parte quelle volte in cui la pigrizia mi conquista con argomenti, così convincenti, a cui non so proprio resistere.

Respiro

L’assoluta verità di un sabato mattina di un insolito febbraio… Con l’aiuto propizio di strane e benevoli congiunzioni che mi permettono di sentire il respiro della Terra… Mi metto in ascolto, comodamente seduto sul prato vicino a casa, rilasso il mio corpo e percepisco la vibrazione che si manifesta e bussa al mio campo energetico… La connessione è totale, l’unicità di questo momento è senza tempo e prevarica lo spazio più infinito e così mi ritrovo su un pianeta a me caro, in cima al monte Olimpo…

Assoluto… Immenso… Che si estende per chilometri… Il nulla intorno a me… E nel nulla di questo pianeta mi sento al sicuro, coccolato, amato… È il luogo eterno del mio indomito spirito, è il luogo del mio riposo eterno dove eoni fa ho conosciuto per la prima volta la pace!

Non temo l’oscurità… Io sono oscurità.

Sussurri portati dal vento che mi vengono a salutare…

Sono io, sono a casa nel posto a cui appartengo… Da sempre!

Quì è dove l’esilio è stato certificato, quì è dove sono seppellito…

Sono quì, ma altre versioni di me vivono ora nell’immensità di questo universo…

È così che, la nascita, la vita e la morte hanno un unico ed indissolubile respiro… Quello dell’eternità.

Il fulmine che stava per colpire la protagonista

Questa volta l’ho vista proprio brutta amici miei, ma come nelle migliori storie, ad un passo dal baratro ho estratto dal cilindro la soluzione perfetta!

Lo so, vi state chiedendo cosa sia successo, bene ora vi racconto per filo e per segno l’accaduto:

– Ero comodamente seduto sulla mia poltrona all’interno della mia cabina telefonica modello Tardis, quando ecco che la mia immaginazione si mette in moto, io (giustamente) la lascio fare, anche perché in modalità rilassata e non stressata partorisce sempre idee geniali.

Ho cominciato a visualizzare la protagonista del mio nuovo articolo, era lì davanti a me in tutta la sua bellezza, l’ho osservata per comprendere meglio il suo carattere, percepire le sue emozioni e sensazioni e tutto ciò che la riguardava.

La giornata era ben soleggiata e la protagonista camminava in un parco fermandosi di tanto in tanto ad ammirare la fauna e flora che aveva intorno a sé.

Ed è quì che stava per succedere l’irreparabile, ed è tutta colpa mia ovviamente! Mi sono lasciato andare un po’ più del dovuto e l’attenzione è inevitabilmente calata. All’improvviso dalle mie spalle nuvole grigie e minacciose si sono fatte avanti, spazzando via in un attimo il sole.

Non si è messo a piovere per fortuna, ma dal nulla ecco che un paio di fulmini hanno scaricato a terra con una forza notevole a pochi metri dalla protagonista, a quel punto il mio unico pensiero era evitare il peggio. In mio soccorso è arrivata una vocina che urlando a squarciagola mi ha detto: “Crea un diversiso! Presto su! Che il fulmine la prossima volta prenderà in pieno la tua protagonista!”.

Una scarica di adrenalina mi ha risvegliato dal torpore e subito dopo ecco l’idea geniale, ho fatto materializzare dal nulla un parafulmine e l’ho messo dietro alla protagonista, che va detto non si era accorta di nulla (troppo impegnata a specchiarsi nella fontana del parco).

Alla fine il fulmine è arrivato ma sulla sua strada ha trovato pane per i suoi denti!

Per terminare ho fatto arrivare con il primo volo disponibile, una folata di vento, gentilmente offerta dal mio caro amico Eolo, che in un battibaleno ha allontanato le (fetenti) nuvole grigie.

Insomma l’ho scampata proprio stavolta! Che mi sia di lezione per il futuro!

Ah giusto la protagonista, lei sta bene e come ho detto prima non si è resa conto di nulla, meno male! Ora posso continuare con l’articolo dove lei sarà “La protagonista assoluta della scena”.

Invece per quel che mi riguarda vado a bere il mio aperitivo preferito (Questo) dopo tutte queste emozioni mi ci vuole!

A presto amici miei.

Sparta la storia come fu.

È uscito da qualche giorno e la prima stampa è out.

Signori e Signore.

Ecco a voi: “Sparta, la storia come fu”

Compratelo, leggetelo con spirito critico come foste dei veri Spartani.

Ma soprattutto (per ora) fatevelo bastare così come è.

Grazie.

Questo libro non vuole essere un testo di storia, ma rendere giustizia al primo popolo che insegnò l’autodeterminazione al genere umano. Non sono mai stati scritti libri a Sparta! Questo perché gli Spartani preferivano parlare per Apoftegmi!

⬇️ Link qui sotto ⬇️

Sparta la storia come fu

Tra l’altro lo si può trovare online un po’ dappertutto.